Palmares 2


 
 
Cosa significa oggi costruire un festival cinematografico che abbia l’appartenenza nazionale come criterio alla base della sua storia, della sua identità e dei suoi film? È questa la prima domanda che mi sono posto nell’affrontate la meravigliosa avventura che è stata la preparazione di questa mia prima edizione alla direzione di Annecy Cinéma Italien.
 
In un momento storico come questo, in cui in Europa sembrano ritrovare vigore moti reazionari che credevamo finalmente sradicati, identificare il cinema con elementi quali il passaporto del regista o del produttore, piuttosto che con i confini nazionali, è cosa delicata.
 
Come cittadini europei e in particolare come creatori di eventi culturali, credo che il nostro orizzonte debba essere il più ampio e inclusivo possibile. È stato questo principio a guidarmi nella costruzione del programma del festival: complice quella che è una stagione ricchissima del nostro cinema (da molti interpretata come una vera rinascita), ho potuto scegliere per voi film che vedono nell’Italia un punto di partenza creativo e produttivo, ma che (spesso fin dalla loro elaborazione progettuale e produttiva) travalicano i suoi confini e si rivolgono a un pubblico più ampio, facendosi portatori di storie che attraversano tutto lo spettro dei generi, degli stili e delle emozioni.
 
Emblema di questa attitudine è il Premio Sergio Leone 2017, che sono onorato di poter conferire a Roberto Minervini, cineasta di origini italiane che ha realizzato tutti e 4 i suoi lungometraggi negli USA e che è stato in grado di raccontare la contemporaneità dell’America in modo straordinario. Negli oltre 40 film che compongono il programma troverete altrettante visioni diverse del cinema, in nome di un’idea plurale e multiforme di condivisione dell’esperienza cinematografica (e anche televisiva, con uno spazio dedicato alla nuova serialità per il piccolo schermo).
 
Ma i film che vedrete al festival sono anche frutto di processi produttivi e di finanziamento nuovi, legati a vari programmi europei e internazionali, grazie ai quali una nuova generazione di produttori sta costruendo una rinnavata modalità di concepire la coproduzione. Anche per questo, e forti della nostra storia e del nostro prestigio, ritengo centrale fare di Annecy una occasione unica per permettere ai rappresentanti dell’industria cinematografica italiana a francese di incontrarsi.
 
Nasce così Annecy Cinéma Italien PRO, un nuovo progetto del festival che ambisce a diventare punto d’incontro per i professionisti del cinema che vogliono costruire relazioni fra Italia e Francia. Una nuova sfida, che intendo realizzare con tutti i soggetti istituzionali francesi e italiani e con il coinvolgimento dei professionisti del settore, che partirà nel 2017 con un evento dedicato alla distribuzione.
 
Formazione e incontri professionali dunque. Ma l’aspetto legato alla didattica sarà anche al centro di un rinnovato programma dedicato alle scuole del territorio, con un percorso all’interno dei film del festival, una selezione di opere che sapranno parlare al cuore dei giovani spettatori della regione e che saranno accompagnati da incontri con i registi.
 
É bene poi non dimenticare lo storico ruolo che il festival ha svolto per valorizzare il cinema italiano del passato. Nell’ottica di intendere il lavoro sul patrimonio come qualcosa di vivo, che si svolge nel presente, ho ritenuto importantissimo portare al festival i rappresentanti delle due più importanti istituzioni italiane che lavorano ogni giorno sulla preservazione della storia del cinema : la Cineteca di Bologna con il suo Direttore Gian Luca Farinelli e la Cineteca Nazionale con il suo nuovo Conservatore Daniela Currò.
 
Saranno tantissimi i registi che avrete modo di incontrare nei cinema e per le strade della città. Vi invito a confrontarvi con loro e con noi. I festival vivono di ricordi e di esperienze speciali fuori dalla comune prassi della fruizione cinematografica e vi auguro dunque di vivere un festival speciale tanto quanto lo sarà per me, per il nostro staff e per tutti i nostri ospiti.
 
Vorrei chiudere questo testo citandovi i due numi tutelari di questa edizione: Roberto Rossellini e Giuseppe Bertolucci, due grandi maestri non riconciliati, fautori di un’idea di cinema che abbatte i confini con la vita in nome di una costante apertura nei confronti dell’altro. Ed è con queste parole di Rossellini del 1977 che chiudo questo testo. Mai così attuali, mai così importanti.
 
« Stiamo vivendo in un mondo in piena crisi : riflessa, credo, nella produzione cinematografica, che ne è divenuta lo specchio. Ma ci potremmo domandare se il cinema ne è un semplice specchio o se non serve anche a accelerarla. Il cinema deve essere un grande elemento di cultura, di formazione culturale : ma, chiediamoci, il cinema va in questa direzione, l’immagine è preponderante nella nostra civiltà?

La stiamo o no utilizzando in modo proporzionale alla sua importanza?

È la questione du base : che cos’è quel mezzo che chiamiamo immagine, quale dev’essere il suo compito?

Porsi teli domande mi pare essenziale.»

(dal Colloque al Festival di Cannes 1977.)
 
Francesco Giai Via, direttore artistico